Pooh
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Sono passati ormai 40 anni da quell’inverno del ’66 quando, in un cascinale di Bologna, Valerio Negrini fondava quello che sarebbe diventato il “complesso” più importante della musica italiana.
Si, all’epoca, queste compagini rumorose e variopinte, si chiamavano “complessi” e rappresentavano una specie di movimento involontario che, sulle orme del beat inglese, rincorrevano un modo diverso di fare musica e di raccontare storie, inventando una maniera nuova di fare canzoni.
Erano tanti i complessi che nascevano e sparivano nelle cantine dei quartieri italiani, ognuno voleva essere qualcuno, ognuno sognava, qualcuno cresceva, moltissimi rinunciavano perché al di la della facciata fatta di cappelli lunghi, pantaloni a tubo e chitarre luccicanti, fare “il complesso” era difficile e faticoso, spesso poco gratificante, sempre dispendioso e quasi mai remunerativo.
Chi resisteva era di certo perché pervaso da una sorta di vocazione, una tenacia che andava al di la della passione e che metteva la musica al di sopra degli amici, della partita di pallone, del cinema alla domenica, della scuola e spesso anche della fidanzata che puntualmente, e in qualunque latitudine, minacciava, prima o poi, il fatidico: ”O me, o la musica!” … e solo qualche volta vinceva la musica.
I POOH sono nati così, in quel tempo di cambiamenti e di curiosità, in quegli anni che qualcuno ha definito “formidabili” e che forse lo sono stati davvero, e si sono trovati, anno dopo anno, canzone dopo canzone, a fare la storia della musica italiana, sono nati come tanti altri, ma loro, dopo 40 anni, sono ancora qui.
Dalla prima compagine del ‘66 a tutto il ’72 i POOH hanno rimescolato la loro formazione alla ricerca di una identità musicale e soprattutto di una dimensione umana che gli consentisse di abbracciare un progetto che valicasse i confini del protagonismo individuale, che anteponesse “I POOH” agli stessi Pooh.
All’alba del ’73 Roby Facchinetti, Dodi Battaglia, Stefano D’Orazio e Red Canzian diventavano i definitivi componenti di quello che non sarà più un “complesso”, ma un vero e proprio “Gruppo”.
Il Gruppo per eccellenza che oltre a fare musica, diventa team lavorativo compatto e variegato, composto da peculiarità diverse e complementari, dove ognuno gestisce i propri spazi in completa autonomia e comunque in grande complicità.
Ed eccoli allora alle prese con tutte le loro innumerevoli “prime volte”:
Da sempre AUTORI, COMPOSITORI ed INTERPRETI delle loro canzoni, diventano, già nel ’76, PRODUTTORI dei loro dischi uscendo, con questa scelta, dagli ingranaggi spesso troppo prudenti e poco innovativi della discografia ufficiale. I risultati sono esaltanti e di li a poco allargano la loro autonomia diventando anche EDITORI dei loro brani gestendo in proprio il loro patrimonio musicale.
Con una iniziativa ritenuta all’epoca “spericolata” diventano MANAGER di loro stessi e trasferiscono le loro performance live dalle tradizionali balere e discoteche ai Teatri, trasformando, quelle che all’ora si chiamavano “serate”, in veri e propri Concerti dove suoni ed immagini si fondono ai virtuosismi e alle invenzioni sceniche che i quattro propongono con puntuale rinnovamento in ogni loro tournee.
Il veloce passaggio dai Teatri ai Palasport ed infine agli Stadi, segna il successo crescente del gruppo e si fa strada anche tra gli addetti ai lavori la certezza che nei POOH c’è qualcosa di speciale.
Ed ecco i fumi, le luci, i laser, gli impianti audio sempre più sofisticati e gli effetti speciali che li rendono in breve i caposcuola di quella che poi sarà “la musica da vedere” inseguita e imitata da chiunque, da li in poi, avrà modo di salire su un palcoscenico importante.
Sempre alla ricerca di innovazioni, viaggiano puntualmente negli Stati Uniti ed in Giappone alla curiosa “caccia alla novità” e rinnovano in continuazione strutture e strumentazioni investendo buona parte dei loro guadagni in tecnologia.
Già alla fine degli Anni ’70 i loro tour viaggiano su più di 10 TIR portando al seguito delle loro carovane più di 100 tecnici per movimentare e allestire palcoscenici, strumenti, luci, gruppi elettrogeni e nel loro backstage appare perfino un ristorante itinerante.
Anche nelle produzioni discografiche I POOH inseguono il meglio e a partire dagli Anni ’80 per non sentirsi più vincolati da budget e scadenze decidono di rischiare in proprio diventando DISCOGRAFICI e affidando alle strutture tradizionali soltanto la distribuzione dei loro prodotti.

Incidono i loro album negli Studios più prestigiosi del mondo trasferendosi, a ogni nuovo lavoro, per diversi mesi, dai Caraibi alle Hawai dall’America all’Asia e, liberi da “tetti di spesa”, scommettono nei nuovi supporti che si affacciano sul mercato.
È dei POOH, nel 1983, il primo CD pubblicato in Italia, così come il primo Laser Disc nell’84 e sempre loro è il primo Video Clip ad alta definizione realizzato in Europa nel 1990 così come è loro la prima traccia multimediale inserita gratuitamente nel CD del ’96. Sono i primi nel ‘95 ad allestire un loro sito internet interattivo e giornalmente aggiornato con tanto di aree dedicate alla stampa con foto ed informazioni scaricabili e nel 2001 si aggiudicano il “Premio www” de “Il Sole 24 Ore” come miglior sito nella sezione arte e cultura.
I riconoscimenti al loro successo vanno di pari passo con il loro lavoro.
La loro carriera scorre anno dopo anno con costante successo e le loro scelte artistiche e manageriali riescono costantemente a sorprendere. “Niente in casa POOH viene lasciato al caso tranne la musica”, dicono gli stretti collaboratori del gruppo, ed è proprio questo connubio tra fantasia e realtà abbinato ad una buona dose di intraprendenza, che ha fatto e continua a fare la differenza.
C’è un episodio che risale al 1990 e che rappresenta bene la “filosofia Pooh” che non crede nei luoghi comuni, non sottovaluta l’intelligenza della gente e soprattutto non si ferma dove il prudente comune buon senso suggerisce.
Capitò ai POOH di comporre una brano come “Uomini soli” che parlava di disagio e solitudine e di pensare di proporsi con questa canzone, per la prima ed unica volta, su un palcoscenico come quello del Festival di Sanremo dove imperava l’orecchiabile e l’effimero e contro il parere di tutti andarono e vinsero.
Strategia? Ispirazione? Talento? Forse di tutto un po’ e forse di tutto un po’ sono fatti i POOH con di più, una buona dose di sensibilità e di generosità.
Non è infatti casuale che parallelamente alla loro attività artistica abbiano sempre sentito il bisogno di accompagnare alla musica iniziative a volte più importanti della musica stessa, ne è prova il loro costante impegno sociale che risale ad epoche non sospette e che ha visto con l’andare del tempo concretizzarsi in risultati importanti.
Ma quanto del loro successo può essere accreditato alla fortuna e quanto invece è frutto di quel talento e di quel lavoro puntiglioso ed instancabile che chi conosce i POOH racconta come fosse leggenda?
Di certo quella che loro chiamano “La nostra buona stella a 4 punte” li ha accompagnati da sempre, ma è nella loro unione, nella costanza, nell’oculatezza manageriale e nella qualità delle proposte sia a livello discografico che live che va ricercato il motivo vero della loro unicità.
Altri gruppi nati negli anni sessanta sono ad oggi ancora in attività, ma la loro storia e stata sempre interrotta da cambiamenti di organico, frastagliata da litigi e riappacificazioni, da abbandoni e ritorni, spesso il loro successo si è fermato molti anni fa e vivono oggi di memoria e revival.


I POOH sono invece una realtà unica e probabilmente irripetibile sia a livello italiano che internazionale tanto da essere annoverati, nel Guiness dei primati, come il gruppo più longevo e continuo del mondo, infatti in 40 anni di attività non hanno mai subito flessioni di popolarità o di successo, hanno prodotto quasi un album inedito all’anno e tutti i loro album sono sempre stati nelle hit entro i primi 3 posti. Una curiosità vuole che sommando i giorni di permanenza nelle classifiche di vendita dei dischi dei POOH dal ’66 ad oggi, i quattro risultano gli unici artisti italiani ad aver raggiunto un totale di presenze di oltre 5 anni per i brani singoli e oltre 11 anni nelle classifiche degli album.
Oggi i POOH rappresentano la più consolidata ed importante realtà dello show business italiano e a testimoniare la loro inossidabile attualità bastano le vendite della loro ultimo CD “Ascolta” che per la cronaca è balzato al primo posto delle classifiche sin dalla prima settimana di uscita e analizzare la continua crescita di presenze ai loro Live Show che solo nell’ultima stagione 2004\2005 ha toccato le 500.000 unità in 40 concerti estivi negli stadi e in 120 repliche nei teatri (anche questo è un record) per un costante “tutto esaurito”.
La loro sede milanese si sviluppa su oltre 4.000 mq ed è il cuore delle attività dei POOH. Coadiuvati da un team di fedelissimi in quello che è ormai definito “Il Palazzo Della Musica” nascono e si concretizzano tutte le idee della band. Li sono concentrati gli uffici operativi, gli studi di registrazione muniti di tecnologia digitale avanzata oltre ai magazzini per gli strumenti, le scenografie, i palchi, i TIR e tutte le strutture live. Negli archivi storici sono custoditi tutti i loro copyright : dai nastri degli album ai provini, dai supporti video e alle registrazioni live, dagli Special TV realizzati nel tempo alle pubblicazioni editoriali, dagli spartiti delle loro composizioni alle foto e a quant’altro in questi 40 anni di attività sono riusciti a produrre e a conservare.
Talento, amicizia, creatività, continuità ed impegno sono stati e continuano ad essere i punti di forza di questa Band che ancora si diverte a fare musica e a stupire.
Ed è proprio su questo patrimonio che i POOH puntano per festeggiare il loro quarantennale che a partire da novembre 2005 e per tutto il 2006 li vedrà impegnati in una serie di eventi importanti ed attesissimi che ancora una volta faranno la differenza.