Non è un addio, è solo un arrivederci.

Per intanto grazie. Grazie di essere venuti così copiosi, di aver ballato, gridato, grazie alle belle ragazze di essere state presenti ad allietarci gli occhi, grazie ai bei ragazzi, che non mi allietano particolarmente la vista ma di sicuro sono graditi dalle signorine & C.

Grazie per aver resto questo Libra Festival così magico, così unico, grazie ai Divina per aver cantato e animato una serata indimenticabile, e chi non è venuto paga pegno e il prossimo anno dovrà presenziare ad almeno 10 concerti.

Grazie per averci fatto sentire i Wam, gli Abba, i Bee Gees, i Blues Brothers, i Village People, Madonna, Grease e chi più ne ha ne metta. Anzi propongo un mini contest, si vincono due biglietti per la serata di apertura dell’edizione 2011, offro io, scrivete un pensiero sul Libra, sulle sue serate, sulla sua atmosfera, i migliori verranno valutati dal nostro pubblico di facebook .

Grazie ai ragazzi e alle ragazze che hanno permesso il Libra Festival e il Libra Village, grazie per i fantastici panini con la salamella, grazie per gli splendidi piatti di pasta, per le birre, per il sapiente uso della griglia e di tutto quello che gli è passato sopra, grazie per i cocktail, per gli aperitivi, i dopo cena, i dopo concerto e i poco prima di tornare a casa.

Grazie a chi ha lavorato duramente per permettere gli eventi, che ha passato le giornate e le serate a fotografare, a sistemare le sedie, le luci, l’audio, a gestire divi irascibili o semplici esseri umani con qualche esigenza speciale, grazie di aver provveduto a traslocare una simpatica famiglia di ricci in luoghi più idonei che una platea di un concerto.

Grazie alle location che hanno reso il Libra nomade e che hanno permesso a molti di conoscerci e credo proprio che il prossimo anno continueranno a frequentarci, perché chi viene al Libra non viene solo ad un evento, entra a far parte di una famiglia.

Grazie a tutti gli artisti, senza di voi il mondo sarebbe un po’ più triste e povero, grazie ancora a tutti voi, le facce del Libra, qualcosa di più di un semplice pubblico, persone che amano, ballano, gridano, si divertono, si incontrano e soprattutto sono se stessi sempre.

Infine grazie alla musica, cuore di questo festival che si libra nel vento dell’estate.

NAIF, logotipo di se stessa.

Non me ne abbiano a male i fan di Naif, ma oltre alla bella voce io ho visto solamente una costruzione artistica modello Disney Channel. Non so se è una cosa brutta, ma di sicuro non la vedremo alla Rock and Roll Hall of Fame.

L’artista si presenta affabile, molto educata e dolce, di sicuro non sarà un recitato totale, è  comunque vero che modi di porsi e di dire possono essere studiati a tavolino prima di venire presentati al pubblico. Troppo rassicurante, alternativa nello stile ma lievemente birichina nei contenuti, una adolescente tredicenne nel corpo di una trentenne.

La serata in ogni caso è volata via leggera, il nutrito pubblico è tornato a casa di sicuro contento e allegro, ho avuto modi di parlare con diversi ragazzi presenti e tutti hanno apprezzato la freschezza dei brani, l’orecchiabilità, i ritornelli cantabili che ti entrano in testa e non ti abbandonano più. In macchina mi sono trovato a canticchiarne uno pure io, ho capito che il fin dei conti la musica è un virus.

Sono stati portati in scena ben sette generi rock, condimenti di pezzi pop ballabili e come già detto ultra orecchiabili, momenti di risate e di dolcezza, mai trasgressione oltre un certo limite, insomma un repertorio che accontenta tutti, con melodie semplici e d’impatto come quelle del più noto Ligabue.

Non posso che concludere con un plauso al personaggio Naif, futura new entry nel gruppo degli artisti pop europei, non per niente ospite del Libra festival.

Forest, Belardi, Ficarra e Picone, convincenti oltre il piccolo schermo.

Se avete voglia di farvi due risate in compagnia il Libra Cabaret è il posto che fa per voi.

L’essere dei comici televisivi è indice per alcuni di incapacità di avere un rapporto convincente con il pubblico in carne e ossa. Molti artisti sono in grado di inventare un personaggio, un momento di tre minuti dove far battute, altra cosa è un monologo da venti, magari sulle magagne di ogni giorno, sui figli, sulle mogli, sul gap generazionale, come quello portato in scena da Gianluca Belardi, non di certo innovativo nei contenuti ma sicuramente reso piacevole dai modi narrativi di questo comico romano.

Si parte bene e si continua in meglio, Mr Forest porta in scena le migliori battute del suo repertorio di cabaret-magico, dove mischia da anni finti giochi di prestigio con veri e propri trucchi alla Silvan, e chi c’era può capire e chi non c’era può intuire. Per Forest, dopo il sodalizio con la Gialappa’s Band, il successo è stato facilitato dall’enorme presenza mediatica nelle reti Mediaset, cristallizandosi nei modi ma risultando pur sempre piacevole e simpatico, come si poteva capire dalle copiose risate che il pubblico del Libra ha riservato a tutto il suo show.

Ficarra e Picone, invece di portare il proprio baglio televisivo , hanno messo in scena due pezzi interessanti, che giocano in ogni caso sui luoghi comuni della Sicilia, la gelosia dei fratelli nei confronti delle sorelle, l’esagerazione nelle condoglianze e nella disperazione da funerale, per chiudere con un inedito dei nati stanchi.

Due ore e mezza di spettacolo, un finale corale di grande impatto in mezzo al pubblico e autografi e fotografie a profusione, direi un bel momento di relax e allegria in questa estate biellese per il fortunato pubblico del Libra Festival.

Marta sui Tubi, il super-uomo e la facilità di essere leggeri.

Immaginatevi di trovare nello stesso evento lo stile etnico di Lorenzo Cherubini, incisi alla Vinicio Capossela, l’energia live dei Negrita, la profonda capacità musicale degli Avion Travel, la perturbanza dei Doors, pensate di immergervi in un ambiente naturale, godersi un drink comodamente seduti o ballare sfrenati pogando e gridando.

La serata dei Marta sui Tubi inizia così, con un intro elettronico che richiama il suo pubblico, “Coda di lucertola” cantata da molti a squarciagola e ballata da tutti, l’energia del Libra è la gente, la benzina le note la scintilla i musicisti.

E’ bello vivere da vicino questi eventi, respirare l’adrenalina, condita dai più noti brani dei Marta sui Tubi, “Dio come sta?” mi colpisce per la lucidità del ritornello, ”La paura degli esseri umani: paura di essere umani”, mi guardo intorno, pensando se effettivamente siamo così, se per paura di vivere dobbiamo sentirci super-umini, poi mi accorgo di un fan, un ragazzino, anche lui si scatena, anche lui balla ma la sua visuale mi colpisce.

E’ in mezzo alla folla, guarda e ride, scherza, è giovane e spensierato, chissà se anche lui è stato colto dalla stessa frase, chissà se si identifica nei testi o se condivide i pensieri incorniciati dalle note. Lui è seduto, le sue gambe sono di alluminio, ma sono convinto che l’anima di noi tutti, grazie a momenti come questi è lì che libra serena nell’aria.

Carlot-ta e il Pan del Diavolo, opposti e complementari.

E’ bello vedere come in una rassegna del contemporaneo musicale lo spazio scenico non debba essere per forza occupato da nomi noti alle masse. Il Libra Festival, puntando sul principio di qualità offre da sempre opportunità ad artisti emergenti di esprimersi in un palco di indubbia importanza.
Chiaramente questi ultimi debbono possedere un bagaglio musicale proprio, un carattere e delle peculiarità che li rendono interessanti e forse unici.
Carlot-ta, diciannovenne vercellese, possiede un talento evidente, la sua giovane età spinge alla purezza assoluta, l’uso della voce come strumento musicale porta dritti agli esperimenti di Demetrio Stratos, conosciuti a pochi, comprensibili e apprezzabili da non molti di più.
Lo spettatore immerso in uno turbine sperimentale, seduto comodamente davanti all’artista, come nei club newyorchesi o nei café bohémien, ha potuto godere di uno spettacolo colto e mai noioso.
Con l’arrivo dei Pan del Diavolo la serata prende un’altra direzione, opposta ma complementare alla prima parte, per permettere al pubblico di scatenarsi al ritmo di due chitarre e una grancassa.
Anche loro due giovani artisti, autori e interpreti di un ritmo folk travolgente, di un sound grezzo, atavico, puro e immediato. Le loro canzoni portano con se testi complessi, mai banali, impossibili da digerire e metabolizzare con un singolo ascolto.
Lo spettatore, ora in piedi, può godere dell’energia trasmessa da brani come “Pertanto” o “Il centauro”, che consiglio, per chi non fosse stato presente, di ascoltare nella nostro canale di LastFm.
Una serata diversa, una serata di opposti complementari, una serata che potete trovare solo al Libra.

Tiziano Scarpa, Marlene Kuntz, una serata diversa tra amici.

Organizzare una serata tra amici per un reading di un noto scrittore, Tiziano Scarpa, premio Strega 2009, trovarsi immersi in una narrazione onirica, capace di imbrigliarti nei tempi e nei soggetti narranti in continuo mutamento, il tutto condito da splendidi riff, buon cibo e buona birra, al Libra festival questo è di casa.

Non ho potuto esitare, non ho voluto meditare su cosa dirvi, la bellezza di uno scritto, alle volte, sta nella sua spontaneità, nel suo nascere dopo un piacevole incontro tra un centinaio di amici e un brano inedito, tutto da esplorare, nato per essere nomade, portato in giro per l’Italia, per far capire che esistono ancora persone in grado di catturarti come Alice colta dal Bianconiglio.

Una chitarra e una batteria, due capaci musicisti, membri dei Marlene Kuntz, che si esibiscono suonando sui propri loop creati all’instante, con inserti di sintetizzatore e violino, seguono e donano colore a questo testo, sottolineando momenti e incertezze del protagonista.

Si parte con la storia di un certo Fabrizio, persona alienata dal lavoro che svolge, desideroso di esistere, di lasciare un segno che non si dissolva in un istante, si finisce a chiacchierare con Gaudenzio, profilo psicologico singolare, vita sconvolta da tragici accadimenti e colpi di fortuna imprevisti e non del tutto digeriti.

Mi rimangono alcuni dubbi, alla fine Gaudenzio parlava proprio a noi? Oppure un terzo ascoltatore potrebbe svelare un ulteriore risvolto, atteso ma non espressamente dichiarato? Non pensate che in fin dei conti tutta la narrazione assomigli a un interrogatorio?

Ai lettori di questo post l’ardua sentenza.

Marta sui tubi: lavori in corso

C’è un’atmosfera particolare. Si prepara un concerto. Lo si aspetta. Gli addetti ai lavori che rimbalzano da una parte all’altra dell’area concerti.
Momenti di stasi apparente si alternano a rapide corse per risolvere questo o quel problema. Per curare ogni particolare. E perché no, per farsi ricordare.
Perché qui ci insegnano che non c’è nulla di più importante del dettaglio.
E noi altri, difficilmente siamo stanchi o preoccupati o depressi. Non ne abbiamo il tempo.
Siamo sempre i primi ad arrivare e gli ultimi ad andare via. Viviamo il concerto, il live, il cuore della nostra giornata, come una gradevole colonna sonora del nostro lavoro.
Quando tutti se ne vanno di solito non abbiamo voglia di saltare subito in macchina, per andare a casa. Restiamo, ancora un po’ insieme.
A respirare l’aria fresca di Andorno. Apriamo un paio di birre. Si racconta un paio di aneddoti: quest’anno, l’anno scorso, due anni fa e così via.
Siamo, pian pianino, diventati una squadra e siamo contenti. Siamo contenti perché questo è un bel lavoro e perché, forse, a volte, lo facciamo bene.

Fra qualche ora, Marta sui tubi saliranno sul palco del Parco La Salute. Un altro bel concerto al Libra. Un altro concerto che sentiamo un po’ nostro.

Beh, ora basta cazzeggiare.

Ci si vede. Ci si vede al Libra.

Carmen Consoli, la Cantantessa a Biella.

Come i grandi che si rispettino la nostra artista dona spazio a un esordiente, Fabio Abate, chitarra e voce acustica, supporter di indubbia capacità in questo tour ricco di date in tutta Italia. Quattro canzoni tratte dal suo album “Itinerario Precario” contraddistinguono un’apertura di concerto del tutto singolare, sicuramente molto apprezzato dai fan di Carmen, accorsi numerosi allo stadio Lamarmora Pozzo.

Si parte con “ventunodieciduemilatrenta”, uno dei quattro brani tratti dal nuovo album Elettra e presentati al pubblico biellese. Si passa immediatamente a un grande classico, “Fiori d’arancio”, storia corale di una sposa abbandonata all’altare, tema già visto nei testi della Consoli ma sviscerato egregiamente proprio in questa canzone. Con “Matilde odiava i gatti” si toccano le corde della depressione e del suicidio, con “Mio zio” si va invece a cogliere una istantanea sulla pedofilia, male che attanaglia il nostro secolo.

Questa prima parte ha trovato degli arrangiamenti elettronici di altissimo livello, Carmen con il suo basso distorto ha donato una nuova linfa sia alle novità sia a pezzi decisamente più noti ma altrettanto irriconoscibili se non attraverso l’ascolto del testo.

“Parole di burro”, Confusa e felice”, “lingua a sonagli”, Venere” accolgono un sound più rock, più puro, per quattro dei brani più popolari della cantautrice catanese, senza considerare i maestosi giochi di luce che hanno accompagnato e segnato i contenuti e i significati, uno su tutti al pronunciare la parola Narciso sono apparsi fasci di luce bianca e fucsia rendendo il brano e il palco un campo fiorito.

“Vorrei dire” e “Fino all’ultimo” segnano un nuovo ritorno all’elettronica, sapientemente dosata e incredibilmente “rock”, giungendo poi a un tributo ai The Byrds con “”So you want to be a Rock’n’Roll star”, gruppo fondamentale nella formazione musicale di Carmen, concludendo infine il concerto con Geisha tra ovazioni e applausi.

Il bis inevitabile e richiestissimo parte con una canzone molto intima e importante per la Consoli, “Mandaci una cartolina”, scritta a pochi giorni dalla morte di suo padre Giuseppe, musicista e primo maestro di Carmen, con “Besame Giuda” si uniscono canzoni diverse, un omaggio alla material girl Madonna e a una innovativa Carrà da Trieste in giù.

Si chiude il tutto con “Un altro inverno”, brano dedicato ai malati di AIDS, come a voler ricordare in definitiva che le canzoni servono a divertire ma innanzi tutto a far pensare e magari a risolvere un po’ di mal di vivere, che sembra aver toccato quanto meno l’immaginazione di questa Cantantessa della trinacria.

Nicolai Lilin, un soldato calato nella società civile.

Se si vuole conoscere le storie di una persona cresciuta nell’Urss comunista, poi diventata membro di spicco di una squadra di assaltatori paracadutisti che combatterono in Cecenia, se si vuole conoscere  la storia di un uomo che per il suo paese ha ucciso centinaia di esseri umani, ecco noi lo possiamo fare incontrando Nicolai Lilin.

“Educazione siberiana”, diventato best seller in Italia, tra breve portato al cinema dalla trasposizione di Gabriele Salvatores, narra le vicende degli Urca, una comunità Siberiana deportata nella regione di Transnistria, società dedita al brigantaggio come attività comunitaria e di sostentamento, un gruppo di criminali “onesti”, chiuso nelle sue regole e nella sua giustizia sociale.

Questo libro e il suo autore incontrano il grande pubblico dopo una importante recensione di Roberto Saviano, il quale paragona questa gente e le sue regole alla nostra Mafia nostrana, un paragone non gradito a molti in questo paese. Da recensioni entusiastiche, persino eccessive, da parte di giornali di destra che cavalcando i temi del libro trovarono una sponda per criticare la sinistra nostrana, si passò a recensioni pessime, persino reportage che tentarono, inutilmente, di sbugiardare le verità del libro. Queste indagini furono condotte da una giornalista russa che per tre giorni andò nella regione a chiedere alla gente comune se era concorde nel dire che il territorio fosse controllato dalla malavita. Mi immagino per il futuro di queste testate grandi articoli tratti dalle indagini di un reporter altoatesino che va a chiedere a Scampia se i Casalesi sono brave persone.

Nicolai dice di non essere uno scrittore, dopo molte vicissitudini è finito in Italia a lavorare presso una associazione sportiva militare e proprio una sera, raccontando la sua vita, il suo paese, le sue avventure, i suoi amici lo spronarono a scrivere dei racconti, i quali, pubblicati su un blog, venero successivamente presentati a vari editori.

Appena i responsabili di Einaudi lessero i racconti contattarono immediatamente Nicolai per portare in un romanzo tutte queste vicissitudini. L’autore, per nulla convinto di questa proposta partorisce il libro in soli due mesi, scrivendo come meglio poteva, di getto, queste incredibili vicissitudini. Dopo un invio di 5000 bozze rilegate a vari autori e notabili della cultura, ecco che, come già detto, Saviano scrive il suo pezzo che genererà tanto scalpore quanto successo.

Trecento cinquanta personaggi, portati a 150 per motivi di lettura, rendono questo libro un romanzo dove le vicissitudini di molti diventano allegoricamente la storia di pochi, in ogni caso l’autore dichiara che il testo non vuole avere un valore di saggio storico o essere un reportage di attualità, semplicemente si tratta di una trascrizione della narrazione orale di un popolo sui generis.

Oggi vediamo pubblicato un secondo libro, “Caduta Libera”,che racconta dell’addestramento militare che preparò Nicolai alla guerra in Cecenia. L’autore, come già detto,  fece parte di un gruppo di punta dell’esercito russo, selezionato durante il primo periodo del servizio di leva per portare a termine missioni di estremo pericolo e cruenza. Persone pronte a tutto, prive di momenti di panico, forgiate da durissimi mesi in cui ogni azione compiuta nei loro confronti serviva a rilevare la tenuta psicologica di fronte alle notizie o alle azioni più dure da digerire per un essere umano. Sapere che la tua famiglia è stata tutta uccisa da una bomba oppure vivere al buio con altre sette persone, ricostruendo kalashnikov divisi in pezzi minuscoli in una enorme stanza, senza poter vedere, con la certezza che se l’ordine non fosse eseguito alla perfezione le punizioni sarebbero state esemplari e durissime. Direi un quadro da carcere duro, in stati non democratici. Lilin diventa cecchino e inviato sul fronte, quel fronte ceceno che ebbe una preparazione alla battaglia finale per oltre un anno e mezzo. Un periodo di guerriglia dove tutte le porte di comunicazione con altri stati amici furono chiuse per strozzare questa regione grande circa come il Piemonte. Putin richiamando i generali che combatterono in Afganistan, portò con se le conoscenze di quei territori dove oggi uomini sono in grado di resistere militarmente alla macchina bellica americana. Il 29 agosto del 99 parte l’offensiva finale, a dicembre la capitale cecena era già capitolata. Il gruppo di Nicolai fu essenziale in questa azione, persone addestrate e affiatate al punto che il sentimento che li lega è superiore a quello famigliare, Nicolai dichiara che ognuno era parte del corpo dell’altro. Dopo la presa Putin compie un atto pensato per mantenere calmi i rapporti internazionali, gli ultimi sopravvissuti dei separatisti islamici vengono posti al governo di quello stato appena “liberato”, facendo però accettare una resta incondizionata. Lilin, persona pura, persona dura, non accetta compromessi di questo tipo, ha ucciso troppi uomini per vedere i loro capi esattamente nello stesso posto in cui si trovavano prima di incominciare la guerra. Inizia a vedere la corruzione che dilaga all’interno dei militari, la voglia di diventare degli affaristi più che di liberare un popolo, per questo lascia l’esercito al termine del suo tremendo servizio militare.

Di sicuro dalla lettura questo libro si potrà comprendere come la cosa più drammatica della guerra sono i sopravvissuti, i civili sono le vittime assolute, l’autore lo riconosce anche se non dichiara apertamente che la guerra è un atto inutile, lui dice che come assassino vive con le sue vittime, le sogna, vivono con lui, perché rivivono e vivono attraverso di lui, non ripudia la guerra di per se, la sente ancora sua, la sua mente è ancora al fronte, ogni giorno che passa. Per questo l’ultimo capitolo è dedicato al suo reinserimento nella società, preambolo al futuro libro, “Il respiro del buio”.

Che dire di una persona che ha fatto la guerra, che ha ucciso credendo in quello che faceva, è colpevole delle sue azioni o è un eroe?

Alessandra Amoroso, un successo annunciato.

Alessandra Amoroso forte della sua vittoria dell’importante trasmissione televisiva Amici, si presenta con la sua voce blues calda e accogliente ad un pubblico urlante ed impaziente, portando con se i brani creati apposta per lei, sapientemente vestiti per la sua importante voce e intrisi della sua personalità musicale, artistica e personale.

Il concerto parte dovutamente con un appello per l’apertura di una scuola di danza a Ponzone, perché da un palco è sempre bene che gli artisti si occupino dell’arte e della sua diffusione.

Alessandra incomincia il concerto, due chitarre, una batteria, un basso, una corista di supporto, un impianto scenico di tutto rispetto, il mercato coperto si presta alla creatività del regista delle luci, il quale sapientemente ha saputo cogliere per tutto il concerto i momenti e le emozioni più importanti, creando uno spettacolo nello spettacolo, riuscendo a coinvolgere i presenti non solo attraverso i già noti brani ma anche attraverso una azione scenica degna di una regia televisiva.

“Arrivi tu”, “Ama chi ti vuole bene”, “Il cielo può attendere”, “L’amore non è un gioco”, “Per ora, per un po’”, “Segreto”, “Stella incantevole”, “Mi sei venuto a cercare tu”, otto brani consecutivi, che hanno infiammato la platea, otto brani tratti dall’album “Stupida”, gradevoli nelle loro sonorità, sicuramente testi molto evocativi per i presenti, cantati da Alessandra ma innanzi tutto dal suo pubblico.

Ci troviamo successivamente ad ascoltare ed apprezzare un medley, direi un trittico, “Bellissima”, “Splendida follia” e “Da qui”, chiudono idealmente la prima parte del nostro concerto, tutta dedicata alla musica presente nel suo ultimo album.

La seconda parte ideale del concerto si compone di diverse cover che ad Alessandra le permisero di andare avanti nella trasmissione “Amici”, ne cito alcuni, “Freedom”, “I’ll be there”, per finire “gli uomini” di Mia Martini con un a toccate interpretazione di questo brano immortale.

Il concerto termina con due canzoni essenziali, “senza Nuvole” e “Stupida”, le quali nuovamente rinfiammano la platea e permettono di render completo il quadro musicale di questa artista salentina.

I bis, richiesti a gran voce, sono stati due, canzoni altrettanto importanti, due singoli presenti per diverse settimane nella hit parade italiana, “Estranei a partire da ieri” e “Immobile”. Con questi brani si conclude un concerto che ha lasciato soddisfatto tutto il pubblico, sia quello più giovane, sia quello più maturo che ha potuto conoscere un artista che farà parlare certamente di sé nei prossimi anni, considerata la crescita artistica avvenuta dopo gli importanti successi televisivi.